Dactylorhiza maculata, diffusa sia nei prati che nel sottobosco di boschi radi

Orchidea di Bertoloni (Ophrys bertolonii), diffusa nelle aree aperte

Vesparia (Ophrys apifera), diffusa nelle aree aperte

Fior di bombo (Ophrys fuciflora) diffusa nelle aree aperte

Serapias vomeracea, diffusa nelle aree aperte

 

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 Le Orchidee

Testo tratto dal libro sulla flora della Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli

La famiglia delle Orchidacee conta circa 20.000 differenti specie sia terrestri che epifite (che crescono e vivono su altre piante, generalmente alberi), raramente parassite, diffuse in tutto il mondo soprattutto nella fascia tropicale. Le Orchidee europee crescono sul terreno e sono quindi dotate di un apparato radicale ben sviluppato che, oltre ad ancorare la pianta al suolo, serve come struttura di accumulo per le sostanze nutritizie di riserva. Il fusto è generalmente eretto e privo di ramificazioni e le sue dimensioni possono variare da 5-10 ad 80-90 cm. Negli esemplari parassiti le foglie sono assenti. I fiori, dai colori sgargianti, sono tutti ermafroditi, cioè dotati di organi di riproduzione sia maschili che femminili. Il polline è riunito in due masserelle dette pollinodi dotate di un organo adesivo che permette loro di rimanere attaccate al corpo degli insetti che visitano il fiore. Il frutto è una capsula che a maturità si apre lasciando fuoriuscire migliaia di piccolissimi semi.

Perché le orchidee sono spesso considerate “rarità”?
Le orchidee attraggono moltissimo la nostra attenzione per le loro forme e i loro colori e perché sono spesso viste come rarità naturali. Questo, pur non essendo sempre vero in quanto diverse specie sono piuttosto comuni negli ambienti a loro congeniali, trova giustificazione nel fatto che esistono dei fattori biologici che complessivamente ne limitano la diffusione in natura.

Uno di questi è legato al particolare sistema di impollinazione. Nelle specie italiane il trasporto del polline è effettuato esclusivamente da insetti attirati attraverso sistemi così raffinati da farle ritenere tra le piante più evolute del regno vegetale. Le orchidee del genere Ophrys, ad esempio, hanno evoluto un tipo di labello (una specie di petalo trasformato) che risulta del tutto simile al corpo di certe specie di insetti imenotteri. I fiori delle Ophrys hanno inoltre la capacità di produrre ed emettere sostanze odorose (feromoni) uguali a quelle utilizzate nel periodo degli accoppiamenti dalle femmine degli imenotteri. Questo fa sì che i maschi di tali insetti, una volta posati sul labello, tentino l'accoppiamento andando ad urtare con la testa contro le masse di polline che vi rimangono attaccate grazie alle loro particolari strutture adesive. In questo modo il polline viene involontariamente trasportato su di un altro fiore della stessa specie che l'insetto va a visitare successivamente. Nel genere Serapias il fiore appare all’insetto con la forma e l’aspetto di un nido dove rifugiarsi, tanto che vi sono stati trovati insetti addormentati. Siamo quindi in presenza di un alto grado di specializzazione che lega indissolubilmente le orchidee agli insetti; questo meccanismo, se da un lato garantisce con estrema sicurezza l'impollinazione incrociata tra individui della stessa specie, dall'altro le rende più vulnerabili alle pressioni antropiche sull'ambiente che, cacciando gli insetti, mettono in pericolo la riproduzione e quindi l'esistenza stessa delle orchidee.

Un'altra specializzazione di queste piante che contribuisce alla loro rarità è data dai meccanismi di germinazione del seme che, essendo piccolissimo, ha scarse sostanze di riserva e non può germinare senza l'intervento di un particolare fungo che invade il seme con le proprie ife filamentose. Il micelio fungino finirebbe con l'uccidere il seme se questo a sua volta non producesse sostanze antibiotiche tali da controllarne l'invasione. Si stabilisce cosi un delicato equilibrio tra i due organismi chiamato "simbiosi" che permetterà al seme di svilupparsi. In seguito il fungo faciliterà all'orchidea l'assimilazione dei sali minerali dal terreno ricavandone in cambio sostanze nutritive sotto forma di zuccheri prodotti dalla fotosintesi operata dalle foglie dell'orchidea.

Le Orchidee della Riserva di Monterufoli-Caselli.
Le orchidee si distribuiscono nella Riserva in due tipi di ambienti principali, le aree aperte come prati e cespuglieti radi, ed il bosco (sia sempreverde che deciduo). A quest’ultimo gruppo di orchidee tendenzialmente “ nemorali” appartengono: Cephalanthera longifolia, Cephalanthera damasonium, Cephalanthera rubra, Dactylorhiza maculata, Epipactis helleborine, Epipactis microphylla, Limodorum abortivum, Listera ovata, Neottia nidus–avis, Platanthera bifolia, Platanthera clorantha, Orchis mascula e Orchis provincialis. Al gruppo di quelle maggiormaente legate agli ambienti aperti si possono invece riferire: Anacamptis pyramidalis, Ophrys apifera, Ophrys bertolonii, Ophrys fuciflora, Ophrys fusca, Ophrys sphegodes, Orchis coriophora, Orchis purpurea, Gymnadenia conopsea, Orchis morio, Orchis papilionacea, Orchis tridentata, Serapias lingua, Serapias neglecta, Serapias vomeracea e Spiranthes spiralis.

Altre specie censite in Alta Val di Cecina
Orchis simia, Orchis pauciflora, Orchis militaris, Orchis tridentata, Serapias parviflora, Ophrys insectifera.

 Localizzazione:
in vari punti del territorio
 Nei comuni di:
Pomarance, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi, Volterra, Castelnuovo Val di Cecina
 Modalità di Fruizione:
Osservabili in auto sui bordi delle strade e a piedi su moltissime aree dei vari percorsi del territorio. Particolarmente ricco il sentiero natura di Montenero.
 Risorse collegate:
Riserva naturale di Monterufoli-Caselli, Riserva Naturale di Montenero, Riserva Naturale di Berignone


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